Un cin cin con Marco Magnone

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Eccoci al nostro secondo appuntamento con le interviste che ci accompagneranno verso l’inizio della Douja d’Or 2014. Oggi ci siamo seduti a tavola con Marco Magnone, scrittore, docente e consulente editoriale.

Se la narrativa fosse un vino, quale sarebbe?

I vini, quelli buoni, sono tutti ottimi compagni di lettura. Se devo però sceglierne uno, direi un bel nebbiolo, perché al pari di romanzi e racconti come si deve, non teme di invecchiare, anzi aroma e colore ne guadagnano col tempo. E poi perché il suo nome, la cui origine è incerta, è molto letterario. Infatti, potrebbe riferirsi al colore degli acini, scuro e fosco come la nebbia delle nostre colline, oppure alla maturazione molto tardiva, che porta a vendemmiarne l’uva nel cuore dell’autunno.

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Hai consigli di lettura che riguardino in qualche modo il mondo del vino?

Eh ce ne sarebbero un sacco. Il primo che mi viene in mente è “L’acino fuggente” di Luca Ragagnin ed Enrico Remmert (Contromano, Laterza), vero e proprio atto d’amore on the road verso il “triangolo magico” di Monferrato, Langhe e Roero. Poi direi “Dago Red” di John Fante (Einaudi), una raccolta di racconti che prende il nome e ruota attorno al popolare vino rosso bevuto dagli italiani d’America. Infine, chi considera sacra una bella bevuta con gli amici, non si può perdere “Il bar delle grandi speranze” di J. R. Moehringer (Piemme), che molti conosceranno come coautore di “Open” con Andre Agassi.

Brindiamo insieme: che bottiglia scegliamo?

La Selvatica, Spumante D’Asti D.O.C.G. di Caudrina.

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