Il villaggio


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Le pro-loco che partecipano al Festival delle Sagre allestiscono, sulla sconfinata Piazza Campo del Palio, una casetta per la preparazione e la distribuzione del proprio piatto caratteristico.

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Parlare di stand è quanto mai improprio dal momento che si tratta di vere e proprie casette in miniatura, piccole cascine-ristorante costruite le une vicino alle altre, intervallate da tavoli, panche e dehors, per dare vita alla più grande trattoria all’aperto che si conosca. In mattoni o in legno, sono erette con perizia ed abilità e con scrupolosa considerazione delle sfumature in modo da riprodurre fedelmente antiche abitazioni, osterie, locande, rustici con tanto di fienile, botteghe, forni: tutte con con la copertura in autentici coppi, con vere grondaie, finestre e ringhiere.

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In questo villaggio delle meraviglie che, per incanto, nasce, vive e svanisce nel breve volgere di poche ore, nulla è lasciato al caso ed all’improvvisazione ma, al contrario, tutto è improntato alla più grande serietà e determinazione per la predisposizione di impianti che rispondano ad esigenze di confort per il pubblico, di efficienza e di funzionalità, ma che si inseriscano altresì nel discorso di celebrazione per la predisposizione di impianti che rispondano ad esigenze di confort per il pubblico, di efficienza e funzionalità, ma che si inseriscano altresì nel discorso di celebrazioe del mondo contadino che si porta avanti con il Festival delle Sagre, nel pieno rispetto di quei canoni di veridicità che ne costituiscono il fondamento. Acquista pertanto speciale rilevanza la proprietà dell’arredamento e dell’ambientazione con soluzioni tanto felici e precise che alcune delle strutture appaiono come locali emblematici in cui il tempo si è fermato, tanto credibili appaiono le soluzioni adottate per gli interni. Si va dal pavimento in cotto d’epoca al portone a pannelli intagliati, dai centrini e dai paralumi fatti a mano alle tendine ricamate, dai grandi ritratti ovali dei nonni appesi alle pareti, alle angoliere pregiate ed alle madie dell’ottocento – appetibili da ogni collezionista – dalle sedie e dai tavoli lucidi e profumati della sala ai banconi d’osteria, dalla credenza austera al buffet con le antine dai vetri colorati. E poi, un po’ ovunque, fanno bella mostra di sè attrezzi agricoli del passato ormai rari come gioghi, tridenti, rastrelli, zappe e roncole, setacci, paioli e pentole, botti, tini, bigonce e torchi, arcolai, fusi e rocche, bordature e finimenti per cavalli ed, ancora, innumerevoli addobbi naturali come tralci di vite e grappoli d’uva, trecce d’aglio, collane di cotechini, enormi zucche, ceste di peperoni, rigogliosi vasi di fiori e pannocchie di granoturco.

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Tutto intorno a far corona e festa, in un mescolarsi continuo di canti e suoni, ci sono piccole orchestrine, una ruota panoramica, il baraccone dei pesciolini rossi, un vecchio tiro a segno: l’atmosfera è gioiosa all’insegna della spontaneità e del sano divertimento. Si va avanti fino a tardi, fino a quando non si è consumata l’ultima porzione disponibile e non si è bevuto l’ultimo bicchiere di quel mare di vino generoso che, gratuitamente offerto a tutti, ha rallegrato l’intera giornata.