Una settimana di confronto e dialogo fra imprenditori agricoli monferrini e le comunità agricole salesiane nel mondo in occasione della Douja d’Or e nell’ambito di Expo. Le delegazioni di Argentina, Francia, Brasile, Cile, Palestina, Perù, Uruguay arriveranno ad Asti fra sabato e domenica per assistere alla sfilata del festival delle sagre e partecipare alle degustazioni in piazza Alfieri, poi parteciperanno ad una serie di eventi e visite nell’astigiano e in Piemonte nei luoghi di don Bosco e ad Expo presso Casa don Bosco.
Il programma, messo a punto dal Colle don Bosco insieme ai Comuni, alla Camera di Commercio, ad Uni Astiss e ad altre istituzioni astigiane, è particolarmente intenso. Lunedì 14 s’inizierà con un incontro a porte chiuse a Castelnuovo Don Bosco per una conoscenza e una condivisione di un progetto di collaborazione strategico fra l’Astigiano e le realtà salesiane nel mondo.
Martedì 15 alle 15,30 alla Camera di Commercio (piazza Medici) ci sarà un momento pubblico: l’incontro sul tema “Seminare la terra, educare i giovani” con vari interventi ed esperienze di giovani produttori del territorio, un collegamento con Rodeo del Medio in Argentina, contributi e risposte degli amministratori locali e di rappresentanti di governo.

Mercoledì, giovedì e venerdì saranno giornate dedicate alla visite di luoghi cari al santo astigiano e ad aziende piemontesi. Venerdì pomeriggio e sabato ci sarà un momento conclusivo ad Expo presso il padiglione del Ministero delle Politiche Agricole per un confronto conclusivo fra le delegazioni locali e internazionali e la partecipazione del ministro Maurizio Martina.
Dalla settimana di attività dovrebbe scaturire un documento di intenti per rendere concreta una collaborazione fra le parti coinvolte, condiviso insieme al Ministero.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.