ANTIPASTI
Acciughe con bagnetto – Castagnole Monferrato – € 3,50
Belecauda (farinata di ceci) – Nizza Monferrato – € 3,20
Carne cruda all’Astigiana – Sessant – €. 4,10
Friciula (frittella salata) con lardo – Mombercelli – € 2,90
Friciulin (frittelle) di patate – Rocchetta Tanaro – € 2,20
Friciulin (frittini) di riso – Variglie – € 1,70
Frittelle salate alla campagnola – Cessole – € 2,50
Involtino di peperone (con ripieno di tonno, burro, acciughe e capperi) – Motta di Costigliole – € 3,00
Lardo macinato, insaporito e spalmato sul pane – S. Marzanotto – € 1,50
Lingua in salsa verde – Palucco – € 3,50
Pane arrostito con pomodoro ed uva – Grazzano Badoglio – € 2,20
Pan marià (pane raffermo, passato nell’uovo e fritto) – Variglie – € 2,20
Panfritto con salumi del Monferrato – Montegrosso – € 2,60
Robiola di Roccaverano con pane cotto nel forno a legna e mostarda di uva Moscato – Monastero Bormida – € 2,20
Rustica ai formaggi – Rocchetta Tanaro – € 2,50
Salamini d’asino – Calliano – € 2,00
Salamini di cinghiale – Valenzani – € 2,50
Soma d’aj con uva – Grazzano Badoglio – € 2,20
Tinche in carpione – Cellarengo – € 5,50
Tomini elettrici – Cantarana – € 2,70
Tonno di coniglio – Serravalle – € 5,00
Vitello tonnato – Villanova – € 4,10
PIATTI UNICI
Gran “bagna cauda” con peperoni e verdure di stagione – Motta di Costigliole – € 4,50
Gran fritto misto di Callianetto – Callianetto – € 7,50
Gran fritto misto di Portacomaro – Portacomaro – € 7,50
Polenta arrostita sulla brace con salsiccia e peperonata – S. Marzanotto – € 4,50
Polenta con bocconcini di cinghiale – Valenzani – € 4,50
Polenta fritta con gorgonzola – Casabianca – € 3,00
Puccia di Monastero (soffice polenta, sciolta nel minestrone di fagioli, condita con burro e formaggio) – Monastero Bormida – € 3,30
PRIMI PIATTI
Agnolotti al sugo di carne – S. Caterina di Rocca d’Arazzo – € 4,30
Agnolotti alla moda di Viarigi conditi con sugo di arrosto – Viarigi – € 4,30
Agnolotti d’asino – Calliano – € 5,00
Cisrà, minestra di ceci con costine – Montegrosso – € 3,50
Gnocchi alla Cunichese – Cunico € 3,50
Lasagnette della vigilia (condite con bagna cauda) – Castello di Annone – € 4,00
Tagliatelle ai funghi porcini – Villafranca – € 3,50
Tagliatelle al sugo di cinghiale – Quarto – € 3,50
Tagliatelle all’uovo con tartufo – Cortazzone – € 5,00
Tajarin di mais 8 file al sugo di coniglio – Antignano – € 3,50
Taglierini fatti in casa conditi con sugo di carne – Boglietto di Costigliole – € 3,50
Ravioli con il “plin” – Costigliole – € 4,30
Risotto ai funghi – Azzano – € 3,50
Risotto alla Barbera d’Asti – Mongardino – € 3,50
Risotto con tartufo – Montechiaro – € 5,00
SECONDI
Baciuà (soffice zampino di maiale lessato, posto sotto aceto aromatizzato, impanato e fritto in padella) con bagnetto – Isola d’Asti – € 3,80
Cotechino con “sancràu” (cavoli) – Cantarana – € 3,50
Fagioli buoni di Refrancore con cotica e zampino – Refrancore – € 3,50
Frittura di lumache – Isola d’Asti – € 4,70
Rolata di coniglio con funghi e polenta – Montiglio Monferrato – € 5,00
Salsiccia alla Barbera d’Asti – S. Damiano – € 3,70
Sontuoso bollito misto di Moncalvo – Moncalvo – € 6,20
Stufato di vitellone piemontese alla Barbera d’Asti con polenta -Revigliasco – € 4,50
Trippa calda con cipolle (biséca) – Cellarengo – € 3,70
DOLCI
Antico bodino di Casa Savoia – S. Caterina di Rocca d’Arazzo – € 1,70
Antico “mun” (mattone dolce) – Mongardino – € 1,70
Bunèt al cioccolato – Villafranca – € 1,70
Bunèt di Costigliole – Costigliole – € 1,70
Bunèt della nonna – Revignano – € 2,00
Canestrelli di San Damiano – S. Damiano – €. 1,70
Crema dolce in pasta sfoglia – Montechiaro – € 1,70
Croccanti di nocciole – Castellero – € 1,70
Crostata di mais con confettura di ciliegie – Antignano – € 1,70
Finocchini e Moscato d’Asti – Refrancore – € 1,70
Finocchini e zabaglione – Refrancore € 2,00
Focaccia di mele – Cortazzone – € 1,70
Friciö (frittelle dolci del contadino) – Palucco € 1,70
Fundent (fondenti di nocciole) – Castellero – € 1,70
Il dolce dell’Abbazia – Azzano – € 2,00
Panna cotta – Moncalvo – € 1,50
Pesche al Moscato d’Asti – Boglietto di Costigliole – € 2,00
Pesche al Ruchè – Castagnole Monferrato – € 2,00
Pesche ripiene al cioccolato – Villanova – € 1,90
Rotolo al cacao con nocciole – Quarto – € 1,70
Salame dolce di Casabianca – Casabianca – € 1,70
Torta dell’abbondanza – Castello di Annone – € 1,70
Torta di castagne – Portacomaro – € 1,70
Torta di mele – Corsione – € 2,20 / € 2,90
Torta di nocciole – Montiglio Monferrato – € 2.00
Torta di ricotta – Sessant – € 1,70
Torta di zucca – Serravalle – € 1,70
Tortino ‘d Gianduja – Callianetto – € 1,70
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.