“La Grappa è un prodotto di bandiera per l’Italia ed il Premio ALAMBICCO D’ORO, che assegna quest’anno 4 medaglie d’oro e 39 d’argento oltre ad un Premio Speciale è straordinario per la nostra cultura ed economia.” Così il Presidente Goria della Camera di Commercio di Asti ha salutato, gli ospiti, gli assaggiatori, i produttori e la Signora Paola Soldi, Presidente nazionale ANAG, l’Associazione, con sede in Camera di Commercio, nata per consentire ai consumatori scelte di qualità.
L’ANAG infatti invita i produttori al costante miglioramento dei propri distillati ottenuti secondo gli usi locali e le tradizioni. “ Bevendo un sorso di grappa si degusta una cultura” dice Paola Soldi.
E la felice sorpresa è che il mondo della Grappa è presidiato dalle Donne.
“Sono le donne che comandano in azienda” scherza Valeria Luparia a capo dell’Associazione Donne della Grappa e “non per le quote rosa, ma per diritto perché abbiamo gusto, stile e naso fino”.
“Noi si assaggia blind !” dice in perfetto toscano la Presidente Nazionale che è giunta per il 32° Alambicco d’Oro ad Asti da Siena, una signora affascinata dalle grappe sin da giovane e laureata in chimica, che ci fa notare la governance regionale del Piemonte con Mary Gioda e quella di Asti con Roberta Venezia e conferma che le donne stanno aumentando.
“Facciamo tutto con passione, anche quando, qualche volta sbagliamo” chiude Soldi.
Ma errori non ce ne sono stati, solo onori ed il giusto palcoscenico della Douja D’Or 2015. (e.b.)
Elenco Premiati “Alambicco d’Oro”
- a dx Valeria Luparia – Donne della Grappa










L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.