Unione Industriale Asti – 49° Salone Nazionale Douja D’Or
Palazzo dell’Enofila 15 settembre 2015
Al terzo piano, nella media room del Palazzo dell’Enofila che ospita il 49° Salone Nazionale Douja D’Or, l’Unione Industriale della Provincia di Asti ha presentato ieri, nel tardo pomeriggio, il “Piano di valorizzazione della filiera del vino della provincia di Asti e del suo territorio” alla presenza di autorità civili, militari e del neo Presidente Camera di Commercio, Erminio Renato Goria, al quale è stato rivolto un caloroso applauso dai colleghi “orgogliosi di averlo come presidente della Camera” ha subito detto l’ingegnere Paola Malabaila che guida da Presidente gli industriali astigiani.
Con l’intento di migliorare sempre la qualità dei prodotti la Presidente Malabaila ha sottolineato più volte l’azione, divisa in quattro assi e condivisa con Mario Arione, Marina Calosso e la Direttrice CREA Moruno, di stimolo che intende produrre il Piano verso un collegamento tra gli attori del vino per arrivare a promuovere efficacemente i prodotti astigiani sui mercati nazionali e internazionali.
Riduzione dei costi di produzione, miglioramento della sostenibilità per esempio riducendo l’anidride solforosa, nuovi percorsi studiati con un’azienda per estrarre dalla buccia delle uve componenti da utilizzare nell’alimentazione, infine una sperimentazione già sulla vinaccia di quest’anno proveniente da uva barbera biologica, tutte attività avviate nell’asse ricerca e sviluppo.
E’ importante che i consumatori sappiano l’impegno del “mondo vino” del territorio e l’Unione Industriali ha saputo mettere insieme associazioni di Categoria, la scuola Alberghiera di Agliano, I consorzi di Tutela e le Istituzioni locali e fra queste ovviamente una grande intesa con la Camera di Commercio di Asti.
“L’Unione Industriale quest’anno ha apportato in Douja due grandi novità: il convegno Enologia e territorio – Piano di valorizzazione e, dal primo giorno, nell’area degustazione, i Vermouth e vini aromatizzati, quindi la riscoperta di antiche tradizioni piemontesi. Tra l’altro i nostri barmens sono molto bravi e hanno servito già 1500 degustazioni”. Entusiasta la Presidente che con l’imprenditore Massimo Noviello sta valutando l’ipotesi di una bottiglia particolare per il vino di Asti: “sarebbe un modo simpatico per brandizzare il nostro prodotto d’eccellenza riassumendo tutte le competenze”.







L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.