SPECIALE EDIZIONE PER L’ADUNATA DI ASTI A CURA DELL’ONAV
DA OGGI A DOMENICA AL PALAZZO DELL’ENOFILA
Il palazzo dell’Enofila, oltre alle mostre storiche e fotografiche, ospita anche uno speciale salone dei vini: “La Douja dell’Alpino”.
Il nome douja indica la brocca in legno o ceramica che si usava una volta nelle cantine per i travasi ed era abitualmente sui tavoli delle osterie: Gianduja è la maschera piemontese. Per gli astigiani la “Douja d’or” è sinonimo di concorso enologico nazionale che ad ogni settembre, da quasi mezzo secolo, premia i vini italiani. Quest’anno lascerà l’Enofila per tornare nei palazzi e nei cortili del centro.
La vecchia vetreria e ai primi del Novecento stabilimento enologico con l’Adunata ospita dunque “La Douja dell’Alpino”.
“Non poteva mancare la presenza significativa del vino astigiano alla nostra Adunata – commenta Adriano Blengio, presidente della sezione di Ana di Asti – e così in collaborazione con la Camera di commercio e il decisivo sostegno del suo presidente Renato Goria, abbiamo lanciato una selezione rivolta ai produttori piccoli e grandi del territorio per offrire agli alpini che arriveranno ad Asti un panorama completo delle produzioni enologiche“.
La risposta è stata importante. I degustatori dell’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori vino che fu fondata ad Asti nel 1951 e oggi ha migliaia di aderenti in tutt’Italia) hanno selezionato 172 dei 270 campioni di vino inviati.
E’ nata così una cantina straordinaria con banco d’assaggio aperta al secondo piano dell’Enofila da giovedì dalle 17 alle 23. Venerdì e sabato dalle 11 alle 23 e domenica dalle 11 alle 20.
“Abbiamo il piacere di far assaggiare agli alpini e ai tanti visitatori in questi giorni dell’Adunata un’ampia e rappresentativa selezione delle nostre migliori barbere d’Asti, del Monferrato e del Nizza, del Moscato d’Asti e anche Grignolino, Cortese, Freisa, Brachetto, Alta Langa e tutte le altre doc e docg del territorio riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità” commenta Mirella Morra, responsabile delle selezioni dell’Onav e coordinatrice del banco d’assaggio.
Un viaggio nel mondo del vino astigiano che sarà possibile avviare con 5 euro che per il visitatore della “Douja dell’Alpino” danno diritto a tre degustazioni. C’è anche un catalogo che elenca i 172 vini in vendita a prezzi promozionali nell’area enoteca.
Ci sarà anche l’angolo delle foto ricordo e dei selfie con cartelloni di vigneti a far da sfondo per immortalare la visita all’Enofila.

L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.