Lunedì 29 agosto, presso la Camera di Commercio di Asti, si è svolta la prima conferenza stampa di presentazione della Douja d’Or 2016, in presenza del presidente della Camera di Commercio Renato Goria, del sindaco di Asti Fabrizio Brignolo e del consigliere regionale Angela Motta. In tale occasione, è stato svelato il programma della manifestazione, che, da venerdì 9 a domenica 18 settembre, tornerà ad animare il centro cittadino: gli storici Palazzo Ottolenghi e Palazzo Alfieri, recentemente restaurati, sono le principali sedi che ospiteranno il ricco calendario di degustazioni e rassegne organizzato dall’agenzia speciale della Camera di Commercio. La scelta di trasferire la Douja dal Palazzo dell’Enofila è stata chiaramente motivata dal discorso del presidente Goria, il quale, oltre a voler legare maggiormente il Salone dei Vini Selezionati, il concorso enologico e il Festival delle Sagre, punta a valorizzare il centro storico come fulcro della vita dei cittadini.
A Palazzo Ottolenghi ci saranno il banco di degustazione, l’enoteca dei vini premiati, la rassegna dei vermouth e dei vini aromatizzati, le degustazioni promosse dalle Camere di Commercio piemontesi, le serate d’assaggio ONAV e la mostra “La storia della vite e del vino del nostro territorio”, a cura dell’Unione Industriale della Provincia di Asti. A Palazzo Alfieri, avranno luogo la rassegna “La Douja del Monferrato, della Langa e del Roero” – una degustazione dei vini dei territori Unesco premiati, con la possibilità di abbinarli a piatti tipici – e la rassegna “Piatti & Dolci d’autore”. Alcuni eventi interesseranno anche Palazzo Borello e il Polo Universitario astigiano, nei quali si terranno incontri, conferenze e premiazioni: particolarmente atteso è l’appuntamento del 15 settembre a Palazzo Borello, dove, alle ore 16:30, verrà ricevuta la delegazione della Camera di Commercio Americana in Italia, con la partecipazione dell’Ambasciatore Philip T. Reeker. Da segnalare, inoltre, la possibile presenza del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia all’assemblea annuale dell’Unione Industriale, prevista alle ore 10 di martedì 13 settembre. Nella conferenza stampa, infine, è stato confermato il potenziamento del servizio ferroviario sulla linea Asti-Alessandria-Torino durante il Festival delle Sagre, sabato 10 e domenica 11 settembre.
Il cambio della location è la principale notizia che le testate giornalistiche hanno messo in evidenza nei titoli di oggi: “La Douja del 50ennale brinda nel centro città”, scrive Elisa Ferrando della «Nuova Provincia», mentre Valentina Fassio intitola il suo pezzo su «La Stampa» “La Douja conquista il cuore della città”; sul quotidiano on-line «At News», Alessandro Franco parla di “nuove location” e “maggiore qualità”, mentre per la Gazzetta d’Asti l’edizione 2016 sarà “tra novità e tradizione”.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.