Alla Douja d’Or si è parlato di “Cibo del futuro, tra fantasie e realtà: i cambiamenti nelle scelte alimentari e nutrizionali”. Un titolo che permesso di dibattere i temi più importanti dell’alimentazione a livello globale: da una parte l’impoverimento delle risorse dei terreni coltivabili, la carenza di cibo nei paesi in via di sviluppo, l’aumento di CO2, dall’altra la sovralimentazione degli abitanti dei paesi più “ricchi”, l’aumento delle malattie cardiovascolari già a partire dai 60 anni, la riduzione della varietà agroalimentare e la disinformazione di fronte a notizie che grazie alla rete non hanno più il filtro di esperti prima di essere divulgate al pubblico.
L’Italia, culla dell’alimentazione mediterranea, è da sempre un leader mondiale nella cultura del cibo e Asti, in occasione della Douja d’Or, è sicuramente un luogo deputato a parlarne, testimoni le tante eccellenze alimentari presentate dalla Manifestazione nel nome delle tradizioni.
Ecco quindi che lunedì 12 settembre la tavola rotonda a Palazzo Borello, sede della Camera di Commercio di Asti, ha riunito attorno allo stesso tavolo Angelo Dabbene, presidente dell’ordine dei commercialisti di Asti, Alba, Bra; la Dott.sa Maria Luisa Amerio, vice presidente dell’ordine dei medici di Asti e dietologa; il Dott. Bartolomeo Griglio, dirigente Asl ed esperto di alimenti; il Dott. Valter Valle, consigliere dell’ordine degli agronomi; il Dott. Andrea Brignolo, presidente Lions Asti e il Dott. Erminio Renato Goria, presidente Camera di Commercio di Asti.
I risultati: in termini globali è sicuramente interessante puntare sul novel food, ovvero il cibo del futuro (gli insetti ad esempio), insieme a politiche planetarie di tutela del suolo e diminuzione delle sostanze chimiche. A casa però vale sempre il buon senso: dieta il più possibile variata, ridurre i grassi saturi, fare moto, ma anche cercare di dedicare più tempo al cibo andando più spesso “sul campo” a scegliere i prodotti freschi, magari selezionandoli con cura da produttori di fiducia, come facciamo per tanti altri elementi della nostra vita.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.