Un bilancio dei vini partecipanti, di quelli premiati e dei 48 oscar che si sono aggiudicati la “Douja D’Or” di questa edizione 2017…
Il bilancio della edizione del 2017 è straordinario perché per la prima volta nella storia del concorso sono stati assegnati 48 Oscar per una combinazione vincente: la bravura dei produttori e la forza della natura. La vendemmia 2016 è stata molto buona e le aziende in gara hanno mandato vini veramente straordinari: premiati 299 etichette che hanno superato gli 87/100 e di queste 48 non plus ultra.
Il salone dei vini: una grande manifestazione giunta alla sua 51esima edizione. Qual è il valore per Asti e il suo territorio nell’ospitare un grande evento come questo?
Il 51° salone è un fatto straordinario nella sua normalità. A noi sembra normale perché la macchina organizzativa con tutti gli impiegati e dirigenti della Azienda Speciale e della Camera, collaboratori esterni e fornitori, associazioni di categoria e scuole di formazione, sono abituati a lavorare a ritmi sostenuti e di qualità ma Vi assicuro che di questi tempi, tale normalità è un fatto straordinario. Asti con questo evento che si ripete ogni anno è la città vocata alla selezione della qualità a partire dal settore del vino per estendere in ogni ambito del turismo, della cultura ecc.. questa mentalità selettiva per il meglio per i propri abitanti ed ospiti.
Il Piatto e il dolce d’autore. E poi il Festival delle Sagre di domenica 10 settembre: un anno in un giorno! Una vastissima offerta nel settembre astigiano?
Sono tanti anni che si parla di settembre Astigiano e le istituzioni sono allenate a collaborare indipendentemente dalle forze politiche che hanno l’onere dell’amministrazione Comunale e sempre in armonia con gli Enti che sponsorizzano gli eventi cittadini. Coloro che sono stati eletti in ogni ambito, hanno a cuore il settembre astigiano e cercano di dare il meglio. Asti vive il suo settembre per sé e per ospitare calorosamente amici, turisti italiani e stranieri con semplicità, proposte culturali, eventi storici, mostre, proposte scientifiche educative e grande partecipazione popolare come nel caso degli oltre 3000 (tremila) figuranti della sfilata della cultura moferrina prima del grande banchetto del Festival delle Sagre con oltre 80 specialità delle Pro Loco.
Langhe, Roero, Monferrato. I Paesaggi vitivinicoli e le cattedrali sotterranee patrimonio dell’umanità UNESCO. Identità nuove per storie lunghe secoli. Cosa cambia in meglio per il territorio, i suoi abitanti, i suoi produttori?
Il Patrimonio Unesco ha dato più notorietà diffusa alla nostra terra. Lo spunto è il paesaggio del Monferrato delle Langhe e del Roero ma la forza è data dalla laboriosità della gente, dalla sua capacità di intraprendere percorsi internazionali di commercio. Il riconoscimento Unesco ci stimola a far meglio ed in modo più coinvolgente. Stiamo lavorando molto a partire dal nostro compleanno, cioè i 1050 anni della nascita del Monferrato, perché insieme a Langhe e Roero sia sempre più ampia e brandizzata una proposta territoriale affascinante.
La sicurezza delle manifestazioni. Quali le misure prese quest’anno per garantire la tranquillità di tutti i visitatori?
La sicurezza è gestita dalle autorità competenti. Noi siamo a disposizione per effettuare le misure che ci sono indicate. In linea di massima tenga conto che la nostra piazza del Palio, dove ci saranno le casette delle Pro Loco per il Festival delle Sagre, è una piazza molto aperta che da sempre per l’occasione ha una delimitazione che non può essere superata da furgoni non strettamente autorizzati. Abbiamo ampie vie pedonali di accesso che con delle fioriere non consentono altri accessi.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.