Sono state 26.816 le presenze complessive che hanno varcato la soglia del Salone in Palazzo Ottolenghi. Il dato numerico è sintomo di un grande successo, con quasi 3.000 persone al giorno di media. Di queste, oltre il 50% hanno visitato anche l’area vermouth (13.727), segno di un sostanziale gradimento dell’iniziativa a cura dell’Unione Industriali che si è tenuta nel cortile adiacente a Palazzo Ottolenghi.
A questo proposito si registra una crescita importante dei cocktails serviti, e un significativo aumento degli incassi con vermouth e cocktails insieme, pari a circa il 25%, con un fatturato attestatosi quest’anno complessivamente a euro 28.400.
Sempre complete le serate di assaggio ONAV e i pomeriggi a cura delle Camere di Commercio piemontesi.
Circa 5.000 le presenze in Piazza San Martino nei due week end che hanno visto protagonista il Consorzio Piemonte Land of Perfection. Qualità, sinergia e spirito di squadra hanno premiato. Va infatti registrato un aumento dell’incasso, segno che il pubblico ha selezionato tra gli ottimi vini premiati anche etichette più care, proprio approfittando dell’occasione unica della Douja d’Or e di Piemonte Land insieme. Complessivamente 16.870 calici sono stati alzati con un aumento del 4% sul 2016, e con un incasso per le degustazioni che ha fatto registrare un + 16% circa (66mila euro complessivi).
Sempre bene e consolidato il dato del Piatto & Dolce d’autore con circa 70mila euro di fatturato.
La cantina della Douja, che quest’anno ha avuto circa 55 etichette in meno dello scorso anno, si è attestata con vendite di maggior prezzo per bottiglie premiate ed un totale incassato di oltre 100mila euro nei dieci giorni del Salone.
Così dichiara Erminio Renato Goria, Presidente della Camera di Commercio di Asti: “Una Douja di grandi soddisfazioni per tutti. Un impegno di tanti e la dedizione di un sistema Camerale che si afferma sempre come luogo di incontro tra economia, tradizione ed eccellente innovazione in tutti i campi, a partire dalle nostre vigne.”
Così dichiara Filippo Mobrici, Presidente di Piemonte Land of Perfection e del Consorzio della Barbera: “Questo è l’anno zero che ha sancito la sinergia di Piemonte Land of Perfection con la Camera di Commercio di Asti nella persona del suo presidente Erminio Renato Goria. Quella della Douja d’Or è stata un’esperienza molto positiva. Per due weekend è stato dedicato agli stand di Piemonte Land of Perfection un bellissimo spazio in Piazza San Martino in cui gli 11 Consorzi di Tutela, aderenti all’iniziativa, hanno potuto non solo presentare e raccontare le eccellenze vinicole del nostro territorio a moltissimi enoappassionati ma anche intraprendere un nuovo e importante lavoro di squadra volto alla promozione del nostro territorio e delle sue unicità.”
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.