Nel corso della conferenza stampa che si è svolta questa mattina nella sede della Camera di Commercio di Asti, sono stati resi noti i vincitori dell’annuale edizione del Concorso Enologico Nazionale Douja d’Or.
La manifestazione, attraverso la severa selezione di alcuni dei migliori prodotti del patrimonio enologico del nostro Paese, dimostra anche quest’anno di costituire un importante e autorevole volano di promozione per le eccellenze vitivinicole non soltanto di Asti e del Monferrato, ma anche dell’intero territorio piemontese e nazionale.
A fare gli onori di casa il Presidente della Camera di Commercio Erminio Renato Goria che ha messo in evidenza come “al 46° Concorso Enologico Nazionale Douja d’Or l’ampia partecipazione di aziende di eccellente livello provenienti da tutte le regioni italiane, sia testimonianza del grande lavoro svolto dal punto di vista organizzativo e delle sinergie istituzionali create sul territorio astigiano. Sinergie che ci permettono di proporre al pubblico una edizione 2018 sempre più interessante e innovativa.
Tra gli elementi di novità di quest’anno, la dislocazione della manifestazione in una vera e propria cittadella della Douja in grado di accogliere i visitatori in tutto il centro storico. Una nuova impostazione che aprendo le piazze e le vie cittadine alla presenza della mostra, con i suoi diversi spazi di degustazione, offerta di prodotti e di eventi, consentirà di includere maggiormente il tessuto urbano e sociale astigiano e rappresenterà il connubio ideale tra dimensione produttiva, offerta culturale e presenza turistica.
In quest’ottica verranno inseriti alcuni degli eventi clou in programma, come quello dell’importante ricorrenza dei 40 anni dell’ANAG Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquaviti con il ritorno dell’ambito Premio Alambicco d’Oro e lo spazio dedicato ai Vermouth, che tanto successo ha avuto nella scorsa edizione.
In un momento istituzionale caratterizzato dall’accorpamento delle Camere di Commercio di Asti e Alessandria, Asti conferma quindi la sua grande attenzione alle iniziative concrete per l’economia del territorio e la sua vocazione ai temi legati alla valorizzazione e promozione dei prodotti, del turismo e della cultura all’interno del territorio Unesco”.
Attenzione messa in evidenza anche dal sempre più importante e proficuo rapporto di collaborazione con Piemonte Land of Perfection, come sottolineato nel suo intervento dal Presidente Dott. Filippo Mobrici: “ La confermata presenza di Piemonte Land of Perfection, consorzio nato per riunire e promuovere in Italia e all’estero tutte le denominazioni del vino piemontesi, porta con sé alcune considerazioni fondamentali: la volontà di investire sull’innalzamento della riconoscibilità del Salone della Douja D’or e la conferma della centralità di Asti quale polo di eccellenza territoriale. Esserci significa quindi promuovere insieme e in maniera sinergica con Camera di Commercio e Onav tutto il Piemonte del vino, con un effetto comunicativo strategico che punta ad ampliare la visibilità della manifestazione e del territorio astigiano anche e soprattutto oltre i confini nazionali.”
Ad esporre quindi i risultati e i dati relativi al 46° Concorso Douja D’or 2018, come di consueto organizzato e gestito dall’Onav, è intervenuto il Dott. Michele Alessandria: “Quest’anno ben 320 produttori hanno presentato 864 vini, suddivisi tra doc , docg, bio e per la prima volta anche igp. Sono stati 283 i vini premiati, rappresentativi di 175 aziende, con una percentuale finale effettiva di riconoscimenti pari al 32,75%.
Come sempre estremamente rigorosa la selezione operata dai commissari di degustazione, con soli 36 vini meritevoli dell’Oscar Douja d’Or a differenza dei 48 dello scorso anno.
12 i vini piemontesi che possono vantare il riconoscimento, seguiti in classifica da Liguria con 5 e Sardegna con 4.
19 sono gli Oscar assegnati ai vini rossi, 16 ai vini bianchi e 1 ai vini rosati, tra cui 2 vini bio e uno igp premiati.
Fondamentale ancora una volta, per partecipazione e risultati, il ruolo del territorio e dei produttori piemontesi, in grado di trainare a tutti gli effetti l’intero Concorso, rappresentandone il 41,7 % dei vini premiati. Di interesse anche la presenza delle province piemontesi, che vede salire sul gradino più alto del podio ancora una volta Asti con 52 etichette premiate, seguita da Cuneo con 43 e da Alessandria con 19. Confermata anche in questa edizione l’attribuzione delle menzioni speciali alle imprese delle provincia di Asti i cui vini doc e docg del territorio hanno ottenuto il punteggio più elevato nell’ambito delle selezioni e ben 13 sono state le imprese che hanno ottenuto il riconoscimento.
Anche quest’anno abbiamo assistito ad un incremento della qualità delle produzioni vinicole presentate in degustazione” – ha quindi concluso Michele Alessandria – “segno di una costante crescita e ricerca da parte delle aziende del territorio per raggiungere sempre più alti livelli qualitativi.”
L’elenco dei vini selezionati che prenderanno parte al Salone Nazionale che si terrà dal 7 al 16 settembre è disponibile qui.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.