L’Anag festeggia i suoi 40 anni in Camera di Commercio di Asti e presenta il libro La grappa nello shaker.
Il Vice Presidente Pierluigi Bosso ha portato i saluti del Presidente Mario Sacco e di tutto il CdA della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti: “la Fondazione si occupa di cultura e la grappa ne è un pezzo importante”. Il Questore Alessandra Faranda Cordella, autorità provinciale di pubblica sicurezza, ha dichiarato: “un impegno importante quello di organizzare la Douja e tutto il settembre astigiano. L’edizione di quest’anno è una delle migliori degli ultimi anni, sotto molti profili, anche dal punto di vista della sicurezza pubblica. Noi vigiliamo con la massima attenzione e le persone hanno dato una bella dimostrazione di civiltà, bevendo consapevolmente. La Douja rappresenta un buon veicolo di promozione, oltre che del vino, del bere bene, sano, e consapevole”.
Saluto della città a tutti i convenuti dell’Anag e a tutti i distillatori da parte del Sindaco Maurizio Rasero che ha confidato che “grazie all’anticipo del Palio che ha fatto da apripista alle due feste successive, Douja e Sagre, stiamo vivendo uno dei più bei settembri astigiani che si ricordino a memoria d’uomo”. Il Sindaco ha poi raccontato il suo rapporto con la grappa, “iniziato 25 anni fa quando facevo l’alpino sul Brennero”, e la nuova scoperta fatta quest’anno grazie alla proposta di degustazione del banco grappe a Palazzo Ottolenghi, “che ha fortemente arricchito tutta la Douja”, anche con la novità dei cocktail a base di grappa.
Il Presidente della Camera di Commercio Erminio Renato Goria ha ringraziato l’Anag, prime fra tutti la Presidente Paola Soldi e la Vice Presidente Mary Gioda, per aver deciso di festeggiare i primi 40 anni di storia dell’associazione proprio alla Camera di Commercio di Asti, luogo dove l’Anag è stata fondata nell’autunno del 1978 da distillatori e assaggiatori. “Si dice grappa e si pensa Italia. La grappa parte nel 1453 proprio dal Monferrato”.
Alessandro Soldatini Presidente del Consorzio di tutela grappa del Piemonte e grappa di Barolo ha ringraziato la sempre grande ospitalità della Camera astigiana. “Da vinacce straordinarie non può che nascere una grappa straordinaria. La grappa piemontese è una grande grappa e Asti è il posto giusto per fare una buona grappa. La cosa bella da segnalare è la grande unità di tutti i distillatori piemontesi, che permette di essere punto di riferimento per il mercato della grappa italiana”.
La Presidente di Anag Paola Soldi, dopo aver dato la tessera onoraria dell’Anag al presentatore della giornata Efrem Bovo, ha raccontato l’amore dell’associazione che presiede per la grappa: “tanti vini ci sono, tante vinacce ci sono, tanti profumi diversi nascono e vengono valorizzati dal lavoro della distillazione che li porta nel bicchiere”; e l’importanza sociale dell’associazione nel “far capire ai ragazzi, che vedono l’alcool come elemento di sballo, che bisogna bere con coscienza e consapevolezza. Spiegare ai ragazzi che la cosa più importante è sapere cosa c’è nel bicchiere”.
Grazie a un lavoro costante “Anag è oggi ormai presente in tutte le regioni italiane”.
Bruno Locicero di Apicom Toscana, associazione professionisti italiani della pubblicità, ha fissato i paradigmi del marketing e della comunicazione del “prodotto” grappa sul consumatore di oggi e poi ha fatto vedere un interessante excursus storico della pubblicità televisiva della grappa a partire dai primi spot della Julia su Carosello, passando per Mike Bongiorno che promuove la Grappa Bocchino con lo storico slogan “sempre più in alto”, per arrivare sino ai moderni spot della Grappa Franciacorta, con il racconto e il rapporto con il territorio e la sua origine.
È seguita la tavola rotonda con Umberto Signorini, grande imprenditore milanese trasferitosi in Monferrato per fare agricoltura sostenibile, Bruno Penna, giornalista, scrittore, autore de La grappa nello shaker e Antonio Marteddu, barman AIBES presente al banco cocktail di Palazzo Ottolenghi. La tavola ha mostrato quanto sia vivo il mercato della grappa e quante cose sono cambiate dagli anni Sessanta a oggi, sia nella tradizione della distillazione, sia nelle nuove e inedite modalità di miscelazione proposte oggi al Banco di Palazzo Ottolenghi, come il 40grapes, il cocktail a base di grappa che celebra il quarantennale di Anag.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.