La cerimonia di premiazione del 46^ Concorso Enologico Nazionale Douja d’Or
Si è tenuta questa mattina al Teatro Alfieri di Asti la cerimonia che ha premiato i produttori, provenienti da tutte le regioni italiane, che si sono meritati l’”Oscar della Douja d’Or 2018”, il massimo riconoscimento previsto dal regolamento del Concorso; e i 283 vini che, superando il punteggio di 87,33/100, hanno ottenuto la possibilità di fregiarsi del bollino “Premio Douja d’Or”, distinzione autorizzata dal Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo (MIPAAFT).
Da quest’anno, il regolamento del Concorso , oltre ai vini a D.O.C., D.O.C.G. e BIO, ha previsto la possibilità di partecipare anche per i vini a Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.). Il bando è stato ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale e le aziende vinicole interessate hanno inviato ad Asti i campioni di vino delle loro produzioni più prestigiose per le verifiche qualitative. Per questa edizione sono arrivati 864 campioni da 320 produttori. I tecnici e gli esperti assaggiatori dell’O.N.A.V hanno esaminato organoletticamente i campioni, precedentemente resi anonimi. L’esame organolettico consiste in una rigorosa valutazione visiva (limpidezza, colore, fluidità, effervescenza, ecc.), olfattiva (profumo, aroma, bouquet, franchezza, ecc.) e gustativa (vinosità, alcolicità, corpo, armonia, retrogusto ecc.). Sono stati 283 i vini premiati, rappresentativi di 175 aziende, con una percentuale finale effettiva di riconoscimenti pari al 32,75% dei partecipanti.
Dodici i vini piemontesi che possono vantare l’Oscar, seguiti in classifica dalla Liguria con 5 e dalla Sardegna con 4. Diciannove sono gli Oscar assegnati ai vini rossi, 16 ai vini bianchi e 1 ai vini rosati, tra cui 2 vini bio e uno Igp. Fondamentale ancora una volta, per partecipazione e risultati, il ruolo del territorio e dei produttori piemontesi, in grado di trainare a tutti gli effetti l’intero Concorso, rappresentando il 41,7 % dei vini premiati. Di interesse anche la presenza delle province piemontesi, che vede salire sul gradino più alto del podio ancora una volta Asti con 52 etichette premiate, seguita da Cuneo con 43 e da Alessandria con 19. Confermata anche in questa edizione l’attribuzione delle menzioni speciali alle imprese delle provincia di Asti i cui vini doc e docg del territorio hanno ottenuto il punteggio più elevato nell’ambito delle selezioni e ben 13 sono state le imprese che hanno ottenuto il riconoscimento.
Dopo l’inno nazionale sono seguiti i saluti istituzionali di Maurizio Rasero, Sindaco di Asti, che ha voluto complimentarsi con i produttori, sottolienado “come la sala del teatro Alfieri gremita desse un bello spaccato del lavoro e della qualità del vino italiano”. A fargli eco Marco Lovisolo, per la Provincia di Asti e Giorgio Ferrero, assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, che ha portato “i saluti del Presidente Chiamparino a tutti i lavoratori di vigna e di cantina”.
Ha presentato l’evento Michele Alessandria, maestro degustatore O.N.A.V. e ex direttore, che ha passato simbolicamente il timone dell’associazione al suo successore Francesco Iacono.
Il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Mario Sacco, main partner della manifestazione, dopo le congratulazione ai produttori e anche alla Camera di Commercio per “l’alto livello del Concorso, del Salone e del Festival delle Sagre” ha posto l’accento sull’enoturismo (tra l’altro tema del Convegno organizzato alle 16.30 di martedì 11 prossimo in Camera di Commercio) e su come questo “possa essere il miglior veicolo di comunicazione della storia e della cultura di un intero territorio e della sua economia”. Sacco ha anche annunciato l’importante mostra di Chagal proveniente da Seul, che sarà inaugurata il prossimo 27 settembre.
Il Prefetto Alfonso Terribile, salutando a nome del Governo nazionale, ha dato una interessante interpretazione della Douja. “Non c’è eccellenza senza cura, non c’è cura senza valore e Asti e l’Italia intera – ha detto – lo stanno sempre più dimostrando. L’affetto di Asti verso il suo Settembre deve essere un modello da seguire per l’intero paese”.
A chiudere gli interventi il Presidente della Camera di Commercio di Asti, Erminio Renato Goria che, portando i saluti e i complimenti a tutte le aziende premiate le ha invitate a “restare ad Asti nel week end per godere della nuova Douja disseminata per tutto il centro storico, del Festival delle Sagre, con la sfilata e il villaggio contadino, e di tutta l’offerta di cultura e gastronomia della città”.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.