Intuizione vincente la città della Douja d’Or estesa su più banchi d’assaggio nel centro di Asti.
I “calici alzati” da venerdì a domenica sera sono stati ben 12.814, ovvero oltre 4.000 in più rispetto agli 8.728 della passata edizione. Numeri che parlano da soli, con un incremento del 47%. Un grande risultato per l’organizzazione e la comunicazione, con il coordinamento affidato all’Azienda Speciale per la promozione e regolazione del mercato della Camera di Commercio di Asti, che commenta con le parole del Presidente Erminio Renato Goria: “le location diffuse nel centro e il clima hanno rappresentato un connubio vincente per un inizio di Douja che entusiasma. Generale la soddisfazione per le Sagre che hanno esaurito tutta l’offerta dei piatti già prima della chiusura”.
Vediamo i dati nel dettaglio delle singole location.
Alla Douja del Monferrato, curata in Palazzo Alfieri dal Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, ben 1.495 degustazioni al tavolo accompagnate da 1.226 piatti di assaggio. Segno che le persone gradiscono sempre di più degustare i vini accompagnandoli con piatti delle tradizione.
Massicce anche le 632 presenze registrate al Piatto e dolce d’Autore, che si svolge tutte le sere nella sede dell’AFP Colline Astigiane, e che vede nel vino d’autore messo a disposizione dal Consorzio della Barbera d’Asti, una significativa collaborazione fra più soggetti.
In Palazzo Ottolenghi, dove troviamo il Cortile dei Vermouth e delle Grappe, i numeri sono tanto importanti quanto significativi. Assaggiati 826 Vermouth in purezza e mixati 1539 cocktail a base Vermouth. Al banco delle grappe ANAG, con la vice Presidente Mary Gioda: “sono stati 700 i calici di grappa bevuti e, fatto molto interessante per la novità, 250 i cocktail a base grappa realizzati. Siamo andati ogni nostra più rosea aspettativa. È stato bello vedere come i giovani siano tornati a interessarsi a questo nostro prodotto nazionale così unico, e come i cocktail a base di grappa siano riusciti a convincere anche molti puristi”.
Soddisfazione alla quale fanno eco le parole di Maurizio Spandonaro, direttore dell’Unione Industriale della provincia di Asti: “un incremento rilevante, che denuncia un trend in importante crescita. Il pubblico gradisce sempre di più la nostra proposta, anno dopo anno”.
Sempre a Palazzo Ottolenghi, pressoché stabile l’enoteca della Douja, che fa registrare 4.487 bottiglie vendute.
E proprio il banco di degustazione dei 283 vini premiati al Concorso fa registrare i numeri più alti, con 6.675 calici bevuti. Ma la vera sorpresa di quest’anno è Piemonte Land of Perfection e le sue 4.644 degustazioni servite in Piazza San Secondo. Commenta a caldo Filippo Mobrici, Presidente di Piemonte Land of Perfection: “Sono fortemente contento per questo inizio riuscito della città della Douja dove, insieme alla Camera di Commercio, la sfida della nostra proposta di assaggi diffusi è stata apprezzata dal pubblico. Personalmente ci tengo a ringraziare il Presidente Goria e il Sindaco Rasero per avere innovato la manifestazione insieme con noi”
Molto bene anche le serate di assaggio a cura di ONAV che con 153 presenze complessive hanno registrato il tutto esaurito per due sere su tre.
A seguire i dati delle sagre, in fase di raccolta.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.