Torna nella suggestiva cornice di piazza della Cattedrale ad Asti il gioco degli Enoscacchi
La presentazione del gioco è avvenuta sabato alle ore 21. Le partire si disputeranno, invece, domani, domenica pomeriggio dalle 17.30, guidate da Marco Venturino del circolo degli scacchi di Asti, pluripremiato campione internazionale.
Su una grande scacchiera si muoveranno i pezzi delle due squadre dei vini bianchi e dei vini rossi piemontesi. Ogni pezzo rappresentato da un personaggio in costume è abbinato ad un vino a doc o docg. La squadra dei bianchi vede schierati re Moscato d’Asti e la regina Alta Langa con l’Asti spumante dolce e secco nella posizione delle torri. I rossi hanno la coppia regale classica: Barolo e Barbera d’Asti affiancati dal Grignolino (alfiere) e dal Nizza che si muoverà sulla scacchiera da torre come il Barbaresco. In tutto sono 16 pezzi per squadra.
L’idea è del giornalista Sergio Miravalle ed era già stata realizzata durante la Douja d’Or in piazza San Secondo nel 2004. Miravalle sarà nuovamente il commentatore della partita, che parte dall’ironico principio per cui, in questo caso, i pezzi si “bevono” e non si mangiano o catturano come si dice nel gergo degli scacchi.
Le partite saranno l’occasione per raccontare i vini in una chiave nuova e suggestiva e si inseriscono nel gran finale di questa Douja d’Or 2018 che si concluderà domenica dopo dieci giorni di successi.
Al termine delle due partite, della durata prevista di mezzora ciascuna, sarà offerto al pubblico un brindisi con una selezione delle bottiglie scese in campo sulla scacchiera offerte dal consorzio Piemonte Land of Perfection.
Una menzione speciale agli interpreti dei Pezzi degli Scacchi Viventi: i pedoni saranno rappresentati da bimbi dai 4 ai 10 anni d’età già appassionati di Palio, Teatro e Scacchi. Re e Regina neri saranno interpretati dagli attori Gianni Gallo e Paola Recchiuto, Re e Regina Bianchi da Beppe Barla docente UTEA e Cristina Cavaleri. Molti i volti noti tra Alfieri, Torri e Cavalli interpretati con abilità ed eleganza.
Squadra Bianchi
Re: Moscato d’Asti – Regina: Alta Langa – Torre: Asti Spumante – Torre: Asti spumante secco – Alfiere: Alfieri Arneis – Alfiere: Timorasso – Cavallo: Erbaluce di Caluso – Cavallo: Gavi
Pedoni 8: Cortese dell’Alto Monferrato, Piemonte Chardonnay, Favorita, Monferrato bianco, Pinot nero spumante, Loazzolo, Roero Arneis, Piemonte sauvignon.
Squadra Rossi
Re: Barolo – Regina: Barbera d’Asti – Torre: Barbaresco – Torre: Nizza – Alfiere: Roero – Alfiere: Grignolino d’Asti – Cavallo: Monferrato – varie tipologie Cavallo: Malvasia di Casorzo e Castelnuovo Don Bosco
Pedoni 8: Freisa d’Asti, Albarossa, Gamba di pernice, Albugnano, Nebbiolo d’Alba, Cisterna, Brachetto, Ruché.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.