L’inaugurazione della 45° edizione del Festival delle sagre astigiane, in Piazza Campo del Palio, è stata salutata quest’anno da una calda giornata di sole, di ottimo auspicio per la grande sfilata che percorrerà domani le vie del centro cittadino.
La Fanfara dei Bersaglieri ha suonato come di consueto l’inno di Mameli, chiudendo, nell’emozione generale, con il quarto movimento della nona sinfonia di Beethoven, a tutti noto come Inno alla gioia. Presenti il sindaco di Asti Maurizio Rasero, il Presidente della Camera di Commercio Erminio Renato Goria, il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti Mario Sacco, insieme al comitato organizzatore del Festival, con la folta rappresentanza dei massimi esponenti dell’UNPLI, L’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, primi fra tutti Giuliano De Giovanni (Presidente UNPLI Piemonte), Luisella Braghero (Presidente UNPLI Asti), Bruno Verri (Consigliere nazionale UNPLI). Ospiti d’ccezione di quest’anno il neo Prefetto, sua Eccellenza Alfonso Terribile, il Consigliere provinciale Mario Vespa e il Parlamentare europeo Alberto Cirio.
I presenti si sono poi spostati all’interno del villaggio contadino per incontrare le 41 pro loco presenti nelle loro “casette-stand”, assaggiando in anteprima alcuni degli oltre 80 piatti della tradizione piemontese che potranno essere degustati dal pubblico per tutta la serata fino alle 23.30 di oggi, sabato 8, e per tutta la giornata di domani, domenica 9 settembre.
Parlare di stand è in realtà riduttivo, dal momento che si tratta di vere e proprie casette in miniatura, piccole cascine-ristorante costruite le une vicino alle altre, intervallate da tavoli, panche e dehors, per dare vita alla più grande trattoria all’aperto d’Europa. In mattoni o in legno, sono erette con abile perizia e con scrupolosa considerazione delle sfumature in modo da riprodurre fedelmente antiche abitazioni, osterie, locande, rustici con tanto di fienile, botteghe, forni: tutte con la copertura in autentici coppi, con vere grondaie, finestre e ringhiere.
Domani mattina, domenica 9 settembre, il villaggio riaprirà ai visitatori alle ore 11.30 per chiudere alle ore 22.00.
La giornata di domenica sarà aperta dalla tradizionale e attesissima sfilata delle contadinerie, che vedrà percorrere le vie del centro storico da oltre 3.000 figuranti in costume.
Ecco tutto il percorso, con partenza alle 9.15 da P.za Marconi, per poi proseguire in Via Cavour, P.za Statuto, P.za S. Secondo, Via Gobetti, C,so Alfieri, P.za Alfieri, C.so Alfieri, P.za I° Maggio, Via Calosso, V.le alla Vittoria, Via F.lli Rosselli, C.so G. Ferraris, C.so Einaudi.
Raccomandazioni dagli organizzatori per la sicurezza propria e degli altri nella frequentazione consapevole del Villaggio contadino: non introdurre vetro all’interno; non portare zaini o borse eccessivamente voluminosi; non introdurre oggetti contundenti.
Per evitare congestioni al traffico in centro città, la Camera di Commercio comunica a tutti i partecipanti la possibilità di confluire su Asti grazie ai treni speciali messi a disposizone da Ferrovie dello Stato in collaborazione con Regione Piemonte; con partenze da Torino e Alessandria e, per chi decidesse comunque di spostarsi con la propria auto, gli organizzatori invitano a parcheggiare nei parcheggi di cintura all’uscita dei caselli di Asti Est e Asti Ovest, sfruttando il comodo servizio navetta gratuito che porta sino in centro, nei pressi di Piazza Campo del Palio dove si tiene il Festival.
Tutte le navette sono predisposte per il trasporto delle persone diversamente abili, che potranno inoltre usufruire del servizio di accoglienza al Festival messo a disposizione dai volontari dell’Aisla (Ass. italiana sclerosi laterale amiotrofica).
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.