ESTATE
CALLIANETTO: il ciclo della canapa.
Gran fritto misto di Callianetto.
Tortino ‘d Gianduja.
MOTTA DI COSTIGLIOLE: il peperone quadrato d’Asti: dalla terra alla tavola.
Gran “bagna càuda” con peperoni e verdure di stagione.
Involtino di peperone (con ripieno di tonno, burro, acciughe e capperi).
SAN DAMIANO: la festa ‘d San Roc.
Salsiccia alla Barbera d’Asti.
Canestrelli di San Damiano.
COSTIGLIOLE: per grazia ricevuta.
Ravioli con il “plin”.
Bunèt di Costigliole.
PORTACOMARO: ‘l balun a brassal (l’antico gioco del pallone col bracciale)
Gran fritto misto di Portacomaro.
Torta di castagne.
CALLIANO: la fonte solforosa della Pirenta.
Agnolotti d’asino.
Salamini d’asino.
MONTEGROSSO: il ritorno della campana a Montegrosso.
“Cisrà” minestra di ceci con costine.
Panfritto con salumi del Monferrato.
MONGARDINO: ‘l martinèt (il maglio) d’ Mungardìn e l’antica fabbricazione degli attrezzi agricoli.
Risotto alla Barbera d’Asti.
Antico “mun” (mattone dolce).
QUARTO: la corsa degli asini.
Tagliatelle al sugo di cinghiale.
Rotolo al cacao con nocciole.
VARIGLIE: la pesca limonina: coltivazione, raccolta e conservazione.
Pan marià (pane raffermo, passato nell’uovo e fritto).
Friciulin (frittini) di riso.
AUTUNNO
VILLAFRANCA: la festa di leva.
Tagliatelle ai funghi porcini.
“Bunèt” al cioccolato.
CUNICO: la vinificazione.
Gnocchi alla Cunichese.
SAN MARZANOTTO: i due San Marziano: quello della Chiesa e quello della pentola.
Polenta arrostita sulla brace con salsiccia e peperonata.
Lardo macinato, insaporito e spalmato sul pane.
CASABlANCA: ‘l carbùn d’na vira (taglio e commercio della legna).
Polenta fritta con gorgonzola.
Salame dolce di Casabianca.
CATERINA DI ROCCA D’ARAZZO: quando ci si faceva male.
Agnolotti al sugo di carne.
Antico “bodino” di Casa Savoia”.
ANTIGNANO: l’esodo dalla campagna verso la fabbrica negli anni ’50.
Tajarin di mais 8 file al sugo di salsiccia.
Crostata di mais con confettura di ciliegie.
CASTELLO DI ANNONE: la 1* fiera dell’artigianato e le feste settembrine del 1932.
Lasagnette della vigilia (condite con bagna cauda).
Torta dell’abbondanza.
BOGLIETTO DI COSTIGLIOLE: la distilleria: dal grappolo alla grappa.
Taglierini fatti in casa conditi con sugo di carne.
Pesche al Moscato d’Asti.
AZZANO: quando ad emigrare eravamo noi.. ..sogni, speranze, disperazione verso “la Merica”.
Risotto ai funghi.
Il dolce dell’Abbazia.
VALENZANI: San Martin del masuè (il San Martino del mezzadro).
Polenta con bocconcini di cinghiale.
Salamini di cinghiale.
ROCCHETTA TANARO: la scuola di ricamo e gli antichi mestieri all’ombra del castello.
Rustica ai formaggi.
Friciulin (frittelle) di patate.
PALUCCO: l’aratro nel tempo.
Lingua in salsa verde.
“Friciö” (frittelle dolci del contadino).
VILLANOVA: la gallina bionda ed altri animali da cortile alla fiera di Santa Caterina.
Vitello tonnato.
Pesche ripiene al cioccolato.
CASTELLERO: la nocciola, principale risorsa economica della vita contadina di un tempo.
“Fundent” (fondenti di nocciole).
Croccanti di nocciole.
SERRAVALLE: la zucca nella vita: tradizione e cultura contadina.
Tonno di coniglio.
Torta di zucca.
INVERNO
VIARIGI: finalmente il rimedio alla filossera: l’innesto.
Agnolotti alla moda di Viarigi conditi con sugo di arrosto
CELLARENGO: il ciclo del legno: taglio, contrattazione e lavorazione.
Tinche in carpione.
Trippa calda con cipolle (biséca).
ISOLA D’ASTI: “el ginìch e la galaverna” (il freddo e il gelo).
Baciuà (soffice zampino di maiale lessato, posto sotto aceto aromatizzato, impanato e fritto in padella) con bagnetto.
Frittura di lumache.
CORTAZZONE: “el bal ëd l’ors” (il ballo dell’orso): riti carnevaleschi nelle campagne astigiane.
Tagliatelle all’uovo con tartufo.
Focaccia di mele.
CESSOLE: la castagna: raccolta, essiccatura e battitura.
Frittelle salate alla campagnola.
MONCALVO: la fiera del bue grasso.
Sontuoso bollito misto di Moncalvo.
Panna cotta.
REVIGNANO: andùma a viè (la veglia nella stalla).
Zabaglione al Moscato d’Asti.
Bunèt della nonna.
CANTARAN A: “dai magnin alla ciapèta”: dall’antico mestiere di stagnino al carnevale Cantaranese.
Cotechino con purea di ceci.
Tomini elettrici (formaggio fresco di latte vaccino condito con salsa di prezzemolo, aglio, olio e peperoncino).
PRIMAVERA
REVIGLIASCO: le ciliegie: la fioritura, la raccolta, il mercato.
Stufato di vitellone piemontese alla Barbera d’Asti con polenta.
SESSANT: quando la campanella dell’asilo suonava a Sessant.
Carne cruda all’Astigiana.
Torta di pane.
CORSIONE: al forno come una volta.
Torta di mele.
MONTIGLIO MONFERRATO: l’acqua elemento essenziale di vita e di lavoro nel Monferrato agli inizi del ‘900.
Uova al tegamino con tartufo e polenta.
Torta di nocciole.
GRAZZANO BADOGLIO: la processione del venerdì santo.
“Soma d’aj” con uva.
Pane arrostito con pomodoro e uva.
NIZZA MONFERRATO: Nizza Monferrato: terra di botti e di vino.
“Belecauda” (farinata di ceci).
MONTECHIARO: le sarte di Montechiaro.
Risotto con tartufo.
Crema dolce in pasta sfoglia.
MONASTERO BORMIDA: il polentonissimo di Monastero Bormida.
“Puccia” di Monastero (soffice polenta sciolta nel minestrone di fagioli condita con burro e formaggio).
Robiola di Roccaverano con pane cotto nel forno a legna e mostarda di uva Moscato.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.