Mercoledì 31 agosto, sono continuate le presentazioni della prossima Douja d’Or, in programma dal 9 al 18 settembre; nella mattinata, a Torino, Palazzo Lascaris ha ospitato la conferenza stampa, indetta dalla consigliera regionale Angela Motta con la partecipazione del presidente della Camera di Commercio Erminio Renato Goria e dal suo Segretario Generale Roberta Panzeri. Gli interventi dei tre relatori hanno illustrato le novità dell’edizione 2016 e i principali eventi in calendario. Tanta l’attenzione dei media televisivi, RAI, TGR Piemonte, GRP Piemonte e Rete7: Brunella Mascarino del TGR Piemonte ha preparato un servizio sul resoconto della conferenza stampa, che si può rivedere su www.rai.tv. Sul canale YouTube di GRP Piemonte, inoltre, è disponibile il servizio di Stefano Pani, intitolato «Nozze d’oro per la Douja d’Or». Forte anche l’interesse della carta stampata e del web, con «La Repubblica», «CronacaQui», «La “Nuova” Gazzetta Piemontese», «SrWeb», «SpaItalia»: l’articolo di «NewsFood», scritto da Tommaso Chiarella, riporta le parole dei protagonisti della conferenza, mentre su «LangheRoeroMonferrato» vengono anche illustrate le tappe della “road map” di presentazione della 50esima Douja d’Or.
Nel pomeriggio, la Douja d’Or è sbarcata a Marina di Varazze, dove sono stati accolti i vini liguri, piemontesi e della Sardegna nell’enoteca del porto denominata “Stazione del salice”. Ai giornalisti intervenuti, il programma è stato descritto sulla barca “Amerigo”, peschereccio ristrutturato e salotto ideale per gli approfondimenti sulle offerte turistiche di Asti e del Monferrato. L’intenso programma della Douja d’Or è stato quindi apprezzato da quella propaggine di ponente ligure un tempo anch’essa ramo di marca aleramica.


L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.