Sono 550 i vini italiani che quest’anno possono fregiarsi del “Premio Douja d’Or” bandito dall’Azienda speciale della Camera di Commercio di Asti, sotto l’egida del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
“Tra le eccellenze spiccano ben 45 Oscar che si aggiudicano la Douja d’Or, la caraffa dorata simbolo della manifestazione”, commenta con soddisfazione Mario Sacco, presidente della Camera di Commercio di Asti e della sua Azienda speciale.
La selezione dei campioni è stata curata anche quest’anno da ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino. Le commissioni formate da oltre 200 assaggiatori provenienti da tutta Italia hanno preso in esame 982 campioni di vini Doc e Docg.
“La Douja d’Or – commenta Vito Intini, presidente nazionale ONAV – si conferma per la nostra Associazione un impegno molto importante, sia come numero di assaggiatori coinvolti sia per il numero di degustazioni svolte. Abbiamo infatti analizzato quasi un migliaio di vini, provenienti da tutta Italia, che hanno dimostrato una elevata qualità. L’alto numero di campioni pervenuti dimostra soprattutto la credibilità di questo concorso agli occhi dei produttori, un aspetto che ci rende orgogliosi del lavoro svolto dai nostri soci e dimostra ancora una volta che l’assaggiatore ONAV è un vero “arbitro del vino”, in grado di dare giudizi imparziali ed obiettivi sulle produzioni enologiche del nostro Paese”.
Un vino su due ha superato la soglia minima per ottenere la medaglia della Douja d’Or, ovvero 85 punti su 100. Nell’ultimo giro di assaggi, la super commissione di esperti ha assegnato l’Oscar (da 90 a 100 punti) a 45 vini.
Il Piemonte ha fatto incetta di Oscar: i 22 vini premiati rappresentano la variegata e prestigiosa produzione regionale (Asti, Alta Langa, Barbaresco, Barbera, Barolo, Brachetto, Diano d’Alba, Dolcetto, Gavi, Monferrato Rosso, Moscato, Moscato Passito, Roero, Roero Arneis).
Al secondo posto si colloca l’Alto Adige con 4 Oscar (Traminer e Lagrein) seguono, a pari merito con 3 Oscar a testa, la Sicilia (Etna Rosso, Passito di Pantelleria, Moscato Noto) e la Liguria che vede sul podio, ancora una volta, le Cantine Lunae Bosoni con tre Colli di Luni Vermentino.
Nella graduatoria nazionale il Piemonte conferma la leadership con 133 aziende premiate per un totale di 252 vini.
La seconda regione per numero di riconoscimenti è il Veneto con 42 premi, mentre al terzo posto si conferma la Lombardia che ottiene 38 premi (2 Oscar).
Tutti i vini premiati saranno in degustazione e in vendita dall’11 al 20 settembre a Palazzo dell’Enofila, quartier generale del 49° Salone Nazionale Douja d’Or.
“Il programma è in fase di definizione – anticipa il presidente Sacco – e nonostante i tagli di bilancio imposti dalle manovre governative faremo tutto il possibile per garantire al pubblico una manifestazione di altissimo livello sul fronte enogastronomico e culturale, fiore all’occhiello dell’area UNESCO.”
Domenica 13 settembre si svolgerà la 42^ edizione del Festival delle Sagre Astigiane, lo straordinario museo vivente della società contadina abbinato al più grande ristorante all’aperto d’Europa. In mattinata la sfilata storica animata da 3000 figuranti, con abiti d’epoca e attrezzi del mondo contadino tra Otto e Novecento. A seguire, il festival gastronomico con più di 80 piatti della tradizione monferrina (antipasti, primi, secondi e dolci) cucinati in diretta da 44 pro loco astigiane. Il villaggio gastronomico in piazza Campo del Palio aprirà i battenti per la sua anteprima sabato 12 settembre, alle 18.30.
Il programma completo del 49° Salone Douja d’Or e del 42° Festival delle Sagre Astigiane sarà presentato a fine agosto.
Asti, 2 luglio 2015
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.