Supertrofeo “Giovanni Borello”
Premio Fondazione Cassa di Risparmio di Asti (1500 Euro)
– San Marzanotto
Trofeo “Salva Garipoli”
Premio Unione Industriale di Asti (1000 Euro)
– Revignano
Trofeo “Ermanno Briola”
Premio Confcooperative di Asti (1000 Euro)
– Portacomaro
PREMI DI SPECIALITA’
Casetta (premio Confartigianato Asti)
1) San Marzanotto (500 Euro)
2) Revignano (300 Euro)
3) Palucco – San Damiano (200 Euro)
Cucina (proposta gastronomica complessiva)
1) Isola d’Asti
2) Boglietto di Costigliole
3) Serravalle
Premio per il migliore antipasto
Isola d’Asti (baciuà) – Serravalle (tonno di coniglio) – Cellarengo (tinche in carpione)
Premio per il miglior primo piatto
Boglietto di Costigliole (taglierini fatti in casa conditi con sugo di carne)
Premio per la miglior pietanza
Portacomaro (fritto misto)
Premio per il miglior piatto unico
San Marzanotto (Polenta arrostita con salsiccia e peperonata) – Montegrosso (cisrà)
Premio per il miglior dolce
Callianetto (Tortino ‘d Gianduja)
Rapporto Prezzo – Qualità – Quantità
1) Cellarengo
2) Callianetto
3) Portacomaro
Accuratezza del Servizio
1) Costigliole
2) Moncalvo – Montiglio Monferrato – Portacomaro – San Marzanotto
3) Motta di Costigliole
ALTRI PREMI
Premio Speciale Coldiretti “Garantiamo l’origine”
“Per aver percorso la filiera ed aver certificato l’origine degli ingredienti impiegati”
Cellarengo (tinche in carpione) – Isola d’Asti (baciuà) premio di 1000 Euro
Premio Speciale Club ”Il Fornello”
”Per la valorizzazione di un piatto tipico della cucina contadina astigiana”
Revignano (Zabaglione al Moscato d’Asti)
Premio Speciale ”Accademia Italiana della Cucina”
“Per la realizzazione di un piatto rappresentativo della cucina povera della civiltà contadina”
Quarto (tagliatelle al sugo di cinghiale)
Premio Speciale ”UNPLI”
“Per la realizzazione di un piatto tipico della più genuina ed autentica cucina contadina astigiana”
Castagnole Monferrato (acciughe con bagnetto) – Castello di Annone (Lasagnette della vigilia)
premio di 500 Euro cadauna
Menzione speciale della Camera di Commercio
“Per l’impegno dei giovani nella realizzazione di un piatto caratteristico della nostra tradizione”
Moncalvo (bollito misto)
La proloco di Mongardino, in qualità di vincitrice del Supertrofeo “Giovanni Borello” 2014, è esclusa dalle graduatorie.
Causa maltempo non hanno potuto lavorare le giurie di sfilata e vino. Le classifiche, pertanto, non comprendono le due categorie.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.