In piazza Medici ieri sera le luci della Camera di Commercio sono rimaste accese sin dopo le 23,00 quando hanno chiuso i battenti la Dr.ssa Roberta Panzeri e la Signora Silvana Negro che hanno fatto eccezionalmente da “madrine” al neo Presidente della Camera di Asti, Erminio Renato Goria, al suo primo incontro con i Presidenti, segretari e volontari delle 44 Pro Loco che animeranno il 42° Festival delle Sagre.
Uno spettacolo ! Sono arrivate circa 150 persone dai vari paesi e frazioni dell’Astigiano a completare, intorno alle 20,30, le formalità burocratiche con i dipendenti della Camera (documenti sulla sicurezza, descrizione della sfilata, tracciabilità dei prodotti) per poi entrare nel Salone delle “grandi occasioni” della Camera e conoscere Goria.
“Grazie a tutti per essere qui e per il lavoro che fate” ha detto Goria ai volontari che facendo le Sagre animano la Piazza del Palio, allietano i nostri palati e concorrono ai nostri peccati di gola, ma soprattutto continuano a lavorare per i “loro luoghi”. Diciamolo subito. Saranno giorni di febbrile volontariato, anzi le cuoche e cuochi hanno già iniziato a far andare il mattarello sulla pasta sfoglia, e preparare quei dolci della nonna che tanto apprezziamo da sopportar le code per averli, ma gli incassi servono a recuperare “pezzi di paese”.
Sono volontari strepitosi che oltre a realizzare la casetta (vera) con cucina in piazza, distribuire migliaia di piatti, poi fanno i conti e recuperano un piazzale, un campanile, un campo da bocce, un asilo, un paio di stanze di una casa di risposo proprio nel loro paesello.
L’elenco sarebbe lungo…e il merito grande. Le Pro Loco hanno saputo superare problematiche e cambiamenti e sono pronte a darsi da fare.
“Sono stato informato sulla genuinità e la tracciabilità del cibo e del vino. Ci tengo molto visto che la nostra economia si basa fortemente sui nostri prodotti della terra. A una settimana dalle Sagre vi auguro buona lavoro con la collaborazione di tutti e non vedo l’ora di arrivare a –gustare le Sagre – per la prima volta come Presidente. Grazie ancora” e quindi un grande applauso di “benvenuto tra noi” insieme al saluto istituzionale dei Presidenti Bruno Verri e Luisella Braghero dell’UNPLI regionale e provinciale Pro Loco.
Poi la parola al Geom. Fulvio Cicolani per la sicurezza e addirittura il vademecum appositamente realizzato e quindi al Sig. Edoardo Cotto esperto tradizioni culinarie e cucina. Sarebbe bello vedere la faccia di qualche tedesco dinnanzi a tanta preparazione, precisione e passione. (eb)


L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.