Nell’ambito delle iniziative collaterali della Douja d’Or, si è tenuto lunedì pomeriggio nella sala conferenze della Camera di Commercio di Asti un importante convegno dal titolo “Travel marketing days”, per fare il punto sulla comunicazione vitivinicola e territoriale. A fare gli onori di casa il presidente della Camera di Commercio Erminio Renato Goria che ha sottolineato l’importanza della comunicazione dei territori, in un momento in cui si punta sempre di più sulla qualità come ampiamente dimostrato dai risultati dell’annuale Concorso enologico nazionale. Al convegno, promosso dall’agenzia di comunicazione Studiowiki di Savona e dalla Unicom, l’Unione nazionale delle imprese di comunicazione, hanno preso parte numerose personalità del mondo vitivinicolo e della comunicazione tra i quali anche Edoardo Raspelli, giornalista e noto conduttore della trasmissione televisiva “Melaverde” a cui è stato conferito per l’occasione l’Ordine dei Cavalieri delle Terre d’Asti e del Monferrato.
La prima tavola rotonda moderata da Federico Alberto CEO di Studiowiki ha visto la presenza di Filippo Mobrici, presidente di Piemonte Land of Perfection che riunisce i Consorzi di tutela dei vini piemontesi. “In questo momento è importante fare squadra tra i consorzi piemontesi. Un requisito indispensabile per presentarsi ai mercati esteri. Ai consorzi di tutela è affidata oggi la garanzia della qualità dei vini prodotti ma anche la comunicazione dei territori di produzione – ha detto Mobrici che ha aggiunto: crediamo che la Douja d’Or sia un elemento importante per quanto riguarda la promozione del vino e del territorio anche alla luce del recente riconoscimento dell’Unesco”. A Mobrici ha fatto seguito l’intervento di Davide Rosa direttore dell’Agenzia di formazione professionale delle Colline di Agliano. “La scuola alberghiera è presente ad Agliano da 45 anni. Dal 2010 abbiamo aperto una nuova sede proprio ad Asti per dare una risposta alle molte richieste provenienti dai giovani. La nostra missione è quindi quella di creare personale qualificato che possa spendere le proprie professionalità a servizio del territorio”. Formazione professionale ma anche universitaria come ha spiegato Michele Antonio Fino responsabile della ricerca presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: “La cosa che ci interessa di più è quella di fare incontrare i nostri studenti con il territorio. Il 15% dei nostri laureati opera nel settore della comunicazione e del marketing. I meccanismi della comunicazione sono essenziali per comprendere le dinamiche territoriali alla luce anche dell’internazionalità della nostra istituzione, tenuto conto che i nostri 500 studenti provengono da oltre 25 nazioni diverse”. Ma i territori non sono bulloni, come ha spiegato Pietro Stara, sociologo, storico, etnografo, docente presso la Scuola Italiana Sommelier. “Il termine tradizione ha due accezioni, quella di dare qualche cosa alle generazioni future ma anche quella di tradire. Quando noi ereditiamo qualche cosa siamo tendenzialmente abituati a rielaborarla. Se vogliamo comunicare l’identità territoriale, non dobbiamo farlo attraverso un’immagine fittizia e posticcia che non esiste più, ma attraverso una puntuale ricerca storica e sociale non artificiosa”.
È stato proiettato il documentario di Nereo Pederzolli, giornalista RAI, dal titolo Archevitis. Linda Nano, responsabile vini Liguria e Piemonte per la guida Vini buoni d’Italia edita dal Touring club ha raccontato il sistema di selezione dei vini che giungono in guida. Ma cosa vogliono oggi i consumatori? A spiegarlo è stato Vincenzo Gerbi consulente scientifico dell’Onav “Il consumatore oggi è molto attento e informato. Compra solo dopo aver avuto una precisa connotazione di quello che vuole. E’ quindi importante in questo ambito la comunicazione”. Perché nelle guide a volte non si critica? A spiegarlo è stato Fiorenzo Sartore editor e co-fondatore di Dissapori e Intravino: “Noi lo facciamo, e riceviamo a volte carte bollate dagli avvocati delle aziende”. Ma come si fa chiarezza in questo variegato mondo del vino? A svelarlo è stato Edoardo Raspelli: “Il Concorso enologico nazionale della Douja d’Or fa una grande scrematura. Arrivano 900 vini ed alla fine ne viene premiato circa un terzo. Per quanto riguarda invece la comunicazione, soprattutto oggi in Italia è condizionata dalla situazione economica”. Ma che ruolo giocano le agenzie di comunicazione nell’ambito della promozione vitivinicola? A chiarirlo è stato il terzo tavolo. “Ho coinvolto una serie di produttori che fanno grandi vini e sono in grado di offrire ospitalità ad alto livello. Un fatto per nulla scontato nelle aziende vinicole. Per fare questo abbiamo creato un’associazione ed una carta delle qualità che stabilisce una serie di standard oggettivi che diventerà ben presto un vero e proprio manifesto, ha spiegato Massimiliano Coppo, ideatore e capofila del progetto The Grand Wine Tour che ha aggiunto – Il nostro concetto di base è stato quello di fare sì che le aziende si referenziassero reciprocamente evitando allo stesso tempo di essere autoreferenziali”. Quali sono le strategie per esplorare i nuovi mercati? “Spesso manca qualcuno che organizzi le informazioni anche se siamo iper connessi. Oggi è necessaria la velocità di esecuzione nelle strategie. Il web avanza ad una tale velocità che probabilmente è vicino alla sua fine. Un’azione di marketing digitale deve tenere necessariamente conto delle velocità per evitare di vanificarsi. L’intuizione può essere quella d’impostare le metriche corrette”, ha sottolineato nel suo intervento Michele Cornetto fondatore di Tembo agenzia specializzata in progetti di comunicazione online, branding strategy e eCommerce di cui è oggi amministratore delegato. A Cornetto ha fatto eco Gianluca Canè co-fondatore e vice presidente dal 2014 di Blu Lab. “Siamo in un momento storico in cui parlare di marketing digitale è ambizioso, tenuto conto che bisogna ancora lavorare sull’a b c. Il mondo del vino è fatto di persone molto competenti e molto autoreferenziali. Chi beve il vino a volte non ha questo livello di competenza”. A chiudere gli interventi della giornata è stato Andrea Palermo direttore tecnico di Studiowiki: “Nel primo tavolo di oggi abbiamo sentito parlare di sinergie e fare sistema. Lo vediamo con i grandi sistemi per la promozione territoriale. Bisogna sottolineare che prima di realizzare un sito internet bisogna avere una strategia. In questo ambito entra in gioco la figura dell’agenzia che è in grado di consigliare il cliente tenendo conto delle sue sensibilità. Oggi il mondo del digitale è assolutamente frastagliato. Le ricerche infatti non partono solo da Google ma anche dai social”.
Dopo il convegno il brindisi con i vini premiati alla Douja d’Or 2017 sempre in camera di commercio e poi un educational tour con tutti i relatori e i moderatori dei tavoli per le vie del centro di Asti, al Salone della Douja, al cortile dei vermouth insieme al Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino Roberto Bava e infine, una cena conviviale in un noto ristorante astigiano con un menù fatto di specialità rigorosamente monferrine. “Un’ottima vetrina per Asti e la sua economia rivolta verso importanti personalità del mondo della critica gastronomica, vinicola e della comunicazione e del marketing che hanno passato una giornata con noi godendo e apprezzando l’ospitalità di questo territorio e di questa città”, ha commentato il Presidente Goria al termine della serata.
L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.