Il Salone nazionale si inaugura venerdì 8 alle 19 a Palazzo Ottolenghi, sede principale della manifestazione, che ospiterà il grande banco degustazione e l’enoteca per la vendita dei 299 vini premiati al Concorso “Douja d’Or”. Già segnalata la presenza di PiemonteLand che presenterà i vini dei Consorzi di Tutela piemontesi in Piazza San Martino. Eccellenze in una location d’eccellenza.
Grande ospite anche per l’edizione 2017 della “Douja d’Or” sarà il Vermouth, con un ricco programma di eventi, convegni e degustazioni che prenderanno il via già da sabato 9 con l’incontro “Sulle strade del Vermouth di Torino tra Storia e mixology” alle 16 a Palazzo Ottolenghi. Roberto Bava, presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino e Pier Stefano Berta, uno dei suoi membri più esperti, hanno sottolineato come Asti si trovi “al centro della direttrice che attraversa le tre capitali del Vermouth, ovvero Torino, Asti e Canelli”. Il Sindaco di Canelli e Presidente della Provincia Marco Gabusi si complimenta con la Douja che ha saputo quest’anno magistralmente interpretare quella da lui definita “la nuova primavera del vermouth”. Definizione quanto mai azzeccata nella sua cristallina semplicità.
Tutte le sere, poi, il Palazzo si animerà con le degustazioni e gli eventi a cura dell’Onav, un’occasione per scoprire vini e grappe provenienti da diverse regioni.
Sabato 9, alle 10, presso il Teatro Alfieri, si terrà la premiazione dei vincitori del 45° concorso enologico nazionale. Un’occasione unica per vedere da vicino volti e persone di chi il vino lo fa davvero.
Lunedì 11, alle 15, un altro importante convegno, questa volta alla sede della Camera di Commercio a Palazzo Borello. Travel Marketing Days Speciale Douja D’Or 2017: “Comunicare il vino. Brand Storytelling & digital positioning, ovvero le strategie digitali per raccontare l’eccellenza”, convegno a cura di Studiowiki & Wikiacademy organizzato in collaborazione con Unicom – Unione Nazionale Imprese di Comunicazione.
Giovedì 14, sempre a Palazzo Borello, sarà la volta di “Buone pratiche nel settore vitivinicolo tra qualità dei prodotti e miglioramento del paesaggio”, convegno organizzato in collaborazione con Università degli Studi di Torino, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Asti, Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e Equalitas.
Il Festival delle Sagre si aprirà sabato 9 alle 18.30 in Piazza Campo del Palio. 41 pro loco coinvolte, 80 piatti preparati e, poi, domenica 10, al mattino, attesi 3.000 figuranti in costume per la tradizionale sfilata che ripropone fedelmente momenti di vita contadina di un tempo, lungo le vie del centro di Asti.
Domenica 17, invece, il Palio di Asti.
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L’Ossolano è la principale espressione casearia dell’estremo nord del Piemonte, prodotto dal latte di vacche nate, allevate e nutrite esclusivamente nelle valli di Anzasca, Antrona, Divedro-Antigorio-Formazza, Isorno e nella Valle Vigezzo, entità geografiche che si aprono nella Val d’Ossola.
Il formaggio “Toma Piemontese”, formaggio prodotto esclusivamente con latte di vacca, ha origini che risalgono all’epoca romana, ma solamente documenti dell’anno mille riportano citazioni che lo identificano precisamente, figurando soprattutto nei “pastus” distribuiti ai poveri o ai lavoratori subalterni, tanto da convalidare l’ipotesi di un suo uso, almeno in questi periodi iniziali, caratteristico dei ceti popolari; pare infatti andassero per la maggiore formaggi particolarmente piccanti e detti “formaggi dei poveri”.
Il Salame Piemonte ha forma cilindrica, o incurvata per le pezzature più piccole, è compatto e di consistenza morbida che deriva dalla breve stagionatura. La fetta si presenta compatta e omogenea di colore rosso rubino. Il profumo è delicato di carne matura stagionata, di vino e di aglio. In particolare, l’aggiunta del vino derivante da uve Barbera, Dolcetto e Nebbiolo conferisce al prodotto un terroir unico e particolare.
La Robiola di Roccaverano, è un formaggio fresco sottoposto a maturazione, o affinato e per la sua produzione si adopera latte crudo intero di capra, di pecora e di vacca, proveniente esclusivamente dall’area di produzione. Le origini risalgono ai Celti che producevano un formaggio simile al prodotto attuale. Con l’avvento dei Romani il formaggio assunse il nome di “rubeola”. Ma l’importanza della “Robiola” venne evidenziata in un manoscritto del 1899, fra le notizie storiche di interesse politico: nel Comune di Roccaverano venivano tenute cinque fiere annue, durante le quali si vendevano per l’esportazione “eccellenti formaggi di Robiole”. L’alimentazione degli ovi-caprini e delle vacche è ottenuta anche dal pascolamento degli animali e dall’utilizzo di foraggi verdi e/o conservati che si ottengono dai prati e prati-pascoli ricchi di numerose piante aromatiche ed officinali. Sono proprio queste specie spontanee di erbe officinali o comunque capaci di avere qualità particolari che costituiscono un alimento di alta qualità per gli allevamenti ovini e caprini, nonché per il bestiame bovino e che con i vari profumi ed aromi fanno assumere alla “Robiola di Roccaverano” una fragranza che lo distingue da ogni altro formaggio.
Il formaggio “Raschera”, formaggio prodotto da latte vaccino, con eventuali aggiunte di latte ovino o caprino è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Lago Rascherà, nell’area prospiciente la zona del Monregalese, da cui si è diffusa la produzione del formaggio che ha conservato le caratteristiche originarie, legate ad una tecnica consolidata.
La «Nocciola del Piemonte» o «Nocciola Piemonte» designa il frutto in guscio, sgusciato o semilavorato della varietà di nocciolo «Tonda Gentile Trilobata » ed ha sapore finissimo e persistente e polpa croccante.
Il formaggio “Murazzano”, formaggio di latte ovino, che può essere integrato con latte vaccino, è storicamente presente nella provincia di Cuneo e richiama il nome del Comune di Murazzano che ne è il centro maggiore di produzione.

Il Castelmagno prende il suo nome dal santuario dedicato a San Magno presente nel comune omonimo. Le origini sono antichissime: le prime forme furono prodotte già nel XII secolo e il primo documento ufficiale che registra la sua esistenza è una sentenza arbitrale in cui il Comune di Castelmagno sconfitto dovette pagare in natura, come canone annuo, forme di formaggio al marchese di Saluzzo.